Carissimi Confratelli Oblati, Consacrate e Laici della Famiglia Oblata,

siamo nel mese di maggio, tradizionalmente dedicato a Maria. È il mese in cui festeggiamo sant’Eugenio e il beato Gerard a cui affidiamo la settimana di preghiera per le vocazioni Oblate. Quest’anno, inoltre, in prossimità della festa della Visitazione celebreremo quella di Pentecoste, il giorno 28, che porta a compimento i misteri della Pasqua che ci fanno contemplare la passione e morte di Gesù, la sua resurrezione e ascensione al Cielo, e il dono dello Spirito Santo.

È un mese, quindi, ricco di eventi che fanno bene alla nostra “memoria credente” e ci spingono ad essere più appassionati discepoli e missionari del Signore.

Vorrei dedicare qualche breve pensiero allo Spirito Santo che è la Persona divina che collega tutte le altre prima citate: ha molto a che fare, infatti, con la vita di Maria, con quella di Eugenio e quella del beato Gerard. Come ha molto a che fare con la nostra stessa vita e con la nostra presenza nella storia oggi.

Mi piace molto quanto si dice di Lui nel Credo che professiamo ogni domenica a Messa: è Signore e dà la vita.

Il biblista V. Mannucci, in una sintesi simbolica di come gli uomini della Bibbia immaginarono lo Spirito di Dio e la sua azione misteriosa nella storia, ne parla in questi termini: afferrabile ed inafferrabile insieme, invisibile e tuttavia potente, carico di energia come il vento della tempesta, vitale come l’aria che si respira, l’acqua e il fuoco; ora soggiogante ora lieve, inafferrabile mentre ti afferra…

Volendo rapidamente ripercorrere la Bibbia dall’angolatura dello Spirito potremmo fare memoria di alcuni passaggi fondamentali: lo “Spirito di Dio” (Gn 1,2) prese ad aleggiare sulle acque del caos primordiale e l’intera creazione cominciò ad assumere progressivamente un volto ordinato. Dio “soffiò con il Suo Spirito” (Es 15,10), e fu subito per Israele il passaggio dalla schiavitù alla libertà; “manda il suo Spirito” (Sal 103,30) e la faccia della terra è rinnovata; “fa entrare il suo Spirito” (Ez 37,14) in un mucchio di ossa aride ed il popolo di nuovo in esilio ritrova la speranza, rivive, torna a riposare nella sua terra. L’uomo ha bisogno di essere rigenerato, ed è lo Spirito di Dio che gli dona un’altra origine, lo rifonda, lo rende capace di essere, di agire, di parlare in termini di novità assoluta (cfr. Gv 3,5-8; 14,25s; Gal 4,4-7; 5,16-23; Rm 8,14- 17). Soffia lo Spirito della Pentecoste cristiana (At 2) e scatta una rivoluzionaria novità: la divisione di Babele (Gen 11,1-9) è rovesciata, la Parola risuona in assoluta franchezza e guadagna la fede di molti (At 2,5ss.41), la Chiesa si edifica in comunione di fede e di amore e il mondo si apre alla salvezza (At 2,42-48).

Significativamente si fa menzione dello Spirito in apertura (Gen 1,2) e in chiusura (Ap 22,17) della Bibbia: tutta la storia, dalla creazione al compimento ultimo, si svolge sotto il potente “soffio” di Dio. Lo Spirito è l’onnipotenza dell’amore con cui Dio attua il suo progetto nel mondo. Grazie a Lui possiamo vivere la nostra vita come attesa amorosa dello Sposo1.

Non c’è dubbio che viviamo un tempo di crisi nella Chiesa e nel Mondo, una crisi che potrebbe portare tutti quelli che come noi operano nel campo della missione e dell’evangelizzazione ad un senso di incertezza, inadeguatezza e di sfiducia per l’inefficacia degli sforzi… E se ripartissimo dallo Spirito?

Nelle bellissime catechesi del mercoledì che, in questo periodo, sta dedicando alla passione per l’evangelizzazione, spesso il Papa parla dell’azione indispensabile dello Spirito che accompagna la vita della Chiesa e la sua missione e dispone i cuori delle persone ad accogliere il Vangelo. Per questo, «occorre invocarlo spesso… Come Chiesa, possiamo avere tempi e spazi ben definiti, comunità, istituti e movimenti ben organizzati ma, senza lo Spirito, tutto resta senz’anima. L’organizzazione non basta: è lo Spirito che dà vita alla Chiesa. La Chiesa, se non lo prega e non lo invoca, si chiude in sé stessa, in dibattiti sterili ed estenuanti, in polarizzazioni logoranti, mentre la fiamma della missione si spegne. Lo Spirito ci fa uscire, ci spinge ad annunciare la fede per confermarci nella fede, ci spinge ad andare in missione per ritrovare chi siamo. Perciò l’Apostolo Paolo raccomanda così: “Non spegnete lo Spirito” (1 Ts5,19), non spegnete lo Spirito. Preghiamo spesso lo Spirito, invochiamolo, chiediamogli ogni giorno di accendere in noi la sua luce. Facciamolo prima di ogni incontro, per diventare apostoli di Gesù con le persone che troveremo. Non spegnere lo Spirito nelle comunità cristiane e anche dentro ognuno di noi»2.

Ricordiamoci di pregare sempre gli uni per gli altri. In questo mese lo possiamo fare attraverso la bellissima preghiera del Rosario.

p. Gennaro Rosato
Superiore provinciale


1 Ap 22,17: Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». La Chiesa è la sposa e colui al quale si rivolge, sostenuta dallo Spirito è lo Sposo, il Signore Gesù.

2 Papa Francesco, catechesi del 22 febbraio 2023