Nel dizionario si definisce pellegrino “colui che si reca in paesi stranieri” o “colui che va in un santuario o in un luogo santo”. La radice latina della parola “pellegrino” è “peregrinus” che significa “straniero”, formato dalle parole latine per (attraverso) ager-agri (terra), quindi il pellegrino è colui che attraversa una terra, un luogo, un paese.
Come Congregazione missionaria, gli Oblati sono pellegrini per natura e in virtù del nostro carisma. Scelti da Gesù per evangelizzare i poveri e i più abbandonati, che vivono soprattutto alle periferie della società, dobbiamo diventare pellegrini perché per raggiungerli dobbiamo partire e andare dove sono loro.
Come Matteo e Luca, gli altri vangeli sinottici, anche il Vangelo di Marco (Mc 6,7-13) racconta la storia di Gesù che manda in missione i dodici apostoli. I tre resoconti dell’invio degli apostoli sono simili, ma con alcune sottili differenze, probabilmente dovute al loro autore e all’uditorio di ciascuno dei Vangeli. Dall’inizio del Vangelo di Marco, proprio come in altri racconti evangelici, vediamo Gesù che va e viene da un luogo all’altro, insegnando e incontrando la gente del luogo. “Gesù percorreva i villaggi circostanti insegnando” (Mc 6,6b): questo è il contesto immediato dell’invio degli apostoli nel Vangelo di Marco.
In sostanza, gli apostoli sono inviati come pellegrini per diventare come Gesù, il pellegrino del Padre. Come successori degli apostoli, siamo pellegrini con il pellegrino, inviati dal Padre. Il racconto dell’invio di Marco, che è il primo Vangelo, può dare alcune indicazioni importanti sulle esigenze di un pellegrino oblato contemporaneo. Nel Vangelo di Marco gli apostoli non sono inviati singolarmente, ma a due a due, il che mostra la necessità della comunità nell’azione missionaria. Come Oblati, la missione nella comunità apostolica è una componente cruciale del nostro carisma. Si può qui notare che nel Vangelo di Marco, a differenza degli altri due sinottici, Gesù non esige esplicitamente che gli apostoli annunzino il regno. Se nel primo capitolo di Marco la chiamata alla conversione è la chiave dell’annuncio del regno nella missione di Gesù, l’annuncio del regno deve poi avvenire attraverso un ministero concreto di guarigione e di rinnovamento. Gli apostoli nel Vangelo di Marco sono inviati per tre compiti principali: esercitare autorità sugli spiriti immondi, predicare la conversione e ungere con olio gli infermi. Questi ministeri vitali combinati sono i mezzi per condurre alla santità in modo pieno, totale: spiritualmente, mentalmente e fisicamente. Per noi, pellegrini oblati e per coloro ai quali siamo inviati, raggiungere la santità è la meta, o – per usare le parole di sant’Eugenio – “diventare santi”.
Gesù avverte gli apostoli di non portare con sé cibo, vestiti di ricambio o denaro; devono dipendere da coloro a cui saranno inviati; né dovrebbero spostarsi di casa in casa. La Provvidenza di Dio e la generosità degli altri devono sostenerli nella missione. Non dovrebbero cercare le sistemazioni più comode o gli ospiti più generosi. La povertà di spirito e il distacco sono necessari per il successo del loro lavoro. Come pellegrini Oblati, anche noi siamo chiamati a vivere questo distacco dai bisogni materiali e ad imparare a collaborare con coloro ai quali siamo inviati. Sorprendentemente nel Vangelo di Marco, a differenza degli altri due sinottici, Gesù dice esplicitamente agli apostoli che devono prendere un bastone e un paio di sandali. Non ci sono restrizioni su dove dovrebbero andare, che si tratti di Samaria o di visite in territorio straniero. Gli apostoli, inviati da Gesù nel Vangelo di Marco, sono liberi di varcare i confini, di andare dove lo desidera chi ha bisogno di guarigione e di santità, ovunque egli si trovi. Il pellegrino oblato è anche chiamato ad andare dove è necessario per il bene della missione, per portarvi santità e guarigione.

L’invio in missione descritto nel Vangelo di Marco può essere una guida per noi Oblati di Maria Immacolata, nella nostra vocazione di missionari e di pellegrini. Dio ci ha scelti e ci ha chiamati per una missione specifica. Portiamo con noi il nostro carisma, la ricerca della guarigione e della santità per noi stessi e per coloro ai quali siamo inviati; e questo in un modo globale, cioè: una pienezza di vita sotto l’aspetto mentale, spirituale e fisico, con la santità.
Questa opera missionaria è vissuta in comunità; la collaborazione vicendeole è un ingrediente necessario del nostro apostolato che richiede spirito di povertà, sapendo che quello che stiamo facendo è l’opera di Dio e che Lui ci fornirà ciò di cui abbiamo bisogno. Infine, bisogna essere creativi e saggi perché quelli che hanno bisogno della presenza di Cristo sono in tutto il mondo e non conoscono confini.

p. P. Warren Brown, OMI
Consigliere generale per la Regione Canada-USA

 

Domande per la riflessione:
• Cosa mi fa dire o credere di essere un pellegrino in viaggio nella vita?
• La mia vita oblata assomiglia al cammino di un pellegrino?
• Immagino il mio pellegrinaggio della vita da solo o in comunità?
• Dove sono io, come pellegrino, nella mia vita di fede in Dio?