CARISMA OBLATO, COSA NE SAI?

“Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera … prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,13-15).
Gli oblati, fin dagli inizi, hanno avuto una forte coscienza della propria identità anche se non sempre hanno saputo esprimerla in maniera riflessa. Si è parlato di “fine spirito”, “virtù apostoliche”, ”spiritualità”, “valori”, “prospettiva missionaria”.
A partire dal Congresso sul carisma oblato del 1976 si è affermata la parola “carisma”. La prima parte delle attuali Costituzioni e Regole, frutto anche di quel Congresso, porta il titolo di “Carisma oblato”.
Il carisma è il dono, di una particolare vocazione e missione, che lo Spirito Santo ha consegnato alla nostra Famiglia oblata attraverso il fondatore, Sant’Eugenio de Mazenod.
È un progetto ispirato da Dio, che informa tutte le dimensioni costitutive della nostra vita, dall’evangelizzazione alla vita religiosa, dalla formazione al governo, dalla preghiera alla vita comunitaria.
La spiritualità è il modo con cui si risponde a questo dono di Dio e si vive il carisma. A sua volta è una componente del carisma perché anch’essa è informata dal carisma. Non è semplice distinguere tra carisma e spiritualità, essendo l’uno compenetrato nell’altra e viceversa.

RIFLESSIONE

Personalmente, quando mi viene chiesto: “Qual è il vostro carisma?”, non posso fare a meno di raccontare la storia di un giovane, Eugenio de Mazenod, che sperimenta in sé l’amore misericordioso di Dio in Cristo Crocifisso, Salvatore. Da lui redento si sente chiamato a divenire, in lui e con lui, strumento di redenzione, cooperatore di Cristo Salvatore. Alla luce di questo mistero, con gli occhi nuovi della fede, con gli occhi stessi del Salvatore, perché identificato con lui, guarda la Chiesa, la riconosce come la Sposa di Cristo, frutto del suo martirio; vede il suo stato di abbandono, sente il grido di lei che chiama a gran voce i suoi figli e si dichiara pronto a rispondere. È mosso a compassione alla vista dei poveri, per i quali Cristo ha dato il suo sangue, e decide di dedicare ad essi tutta la sua vita nel sacerdozio, per far conoscere loro, mediante il ministero dell’evangelizzazione, chi è Cristo, così da aiutarli a prendere coscienza della loro dignità di figli e figlie di Dio. Unisce a sé altri sacerdoti e poi dei fratelli, con i quali sceglie di vivere i consigli evangelici e la vita comune, sull’esempio degli apostoli, per vivere in radicalità e pienezza la vocazione cristiana alla santità e per lanciarsi insieme nel ministero dell’evangelizzazione di tutto l’uomo, di tutti gli uomini, specialmente dei più poveri e dei più abbandonati. Scopre gradatamente la presenza di Maria nella sua propria vita e nel suo ministero, si riconosce strumento del suo amore di misericordia per gli uomini e si sente chiamato a portare a lei, Madre di Misericordia, i figli di Dio dispersi. Con i suoi fratelli inizia così a dirigersi verso coloro che più difficilmente sono raggiunti dalla pastorale ordinaria della Chiesa, dove altri non vogliono o non possono andare, con uno stile di evangelizzazione audace, d’avanguardia, capace di aprire, senza lasciare nulla di intentato, vie nuove nelle quali s’impegna fino all’estremo.
(Fabio Ciardi)

I primi articoli delle CCRR, espongono, molto chiaramente, il carisma mazenodiano. Grazie ad alcune fonti, abbiamo cercato di dare una lettura più vicina alla vita cristiana dei laici.
Appassionato di Cristo …
“Per l’Associato, abbandonare tutto per seguire Cristo, significa avere una perfetta libertà interiore. Egli ama la sua famiglia, il suo lavoro rispondendo alle richieste della vita sociale ..”
<em(P.Fernand Jetté OMI)
Totalmente dedito alla Chiesa …
L’Associato manifesta il suo amore per la Chiesa, attraverso la comunione con essa e con i suoi pastori e con un atteggiamento di accoglienza e di solidarietà nel bene verso coloro che promuovono la pace, l’amore, la libertà.
<em(P.Fernand Jetté OMI)
L’Evangelizzazione
“Per essere Associato, bisogna avere il cuore missionario. Essere missionario vuol dire evangelizzare sia all’estero sia nelle missioni interne o popolari. Il missionario è l’uomo della prima linea, colui che cerca sempre di andare avanti, e di andare più lontano. <em(P.Fernand Jetté OMI)
La Comunità …
L’Associato fa comunità con gli Oblati, quelli del cielo e quelli della terra, ed egli fa comunità con il suo ambiente, con la sua famiglia. Spesso sarà la famiglia stessa che farà comunità con gli Oblati. <em(P.Fernand Jetté OMI)
Maria Immacolata …
Non si può essere Associato e non parlare della Madonna sviluppando una devozione chiara, profonda, illuminata. Che Maria Immacolata sia per gli Associati e per tutti coloro ai quali essi si rivolgono, una vera fonte di speranza”. <em(P.Fernand Jetté OMI)
Vicinanza alla gente …
“L’Associato deve avere con la gente un atteggiamento di semplicità e di amore, di vicinanza, di attenzione e di rispetto riducendo le distanze d’ordine fisico, materiale e psicologico. Egli va verso la gente con un cuore fraterno ed aperto.” <em(P.Fernand Jetté OMI)

IL CARISMA SI INCARNA

La mensa dei poveri Don Pietro Ottena a Torre Annunziata rappresenta per me un luogo dove poter concretizzare il carisma di Sant’Eugenio. Rappresenta un posto SANTO dove qualsiasi persona trova la condizione libera per DONARSI a gli altri.
Nel mese di novembre con i ragazzi del lavoro, “grazie” alla chiusura forzata dei ristoranti, si è creata la possibilità di andare alla mensa e cucinare per gli ospiti che ormai dal primo lockdown sono più numerosi di prima (servivano circa 45/50 pasti, oggi si servono circa 110/120 al giorno).
Quando cuciniamo per gli altri diventa veramente un’esperienza che abbatte qualsiasi differenza di fede. Uno dei ragazzi non era mai entrato in una Chiesa perché non credente e non è battezzato. A fine servizio gli ho chiesto com’era andata e lui con la sua sincerità mi ha detto: sono stato benissimo, solo quando siamo entrati in Chiesa mi sentivo svenire … non è facile per me!
Nel gruppo di lavoro abbiamo anche un altro ragazzo che dal primo momento ha sempre detto: “io vengo ma non ci credo”. (lui si dichiara un non credente convinto, Mah!!!!)
Alla fine del servizio ci siamo fermati a parlare con Maria, la responsabile della mensa, e lui sempre per affermare il suo principio ha detto: “io sono venuto, sono stato benissimo e la prossima volta voglio venire, ma io non ci credo”.
Maria con la sua schiettezza che la contraddistingue gli ha detto: “Non devi preoccuparti è LUI che crede in te e ti ha portato qui”.
L’esperienza della mensa è per me il modo concreto di incarnare il Carisma di Sant’Eugenio e soprattutto è il modo concreto di far capire a gli altri che cosa rappresenta per me l’appartenenza alla Chiesa e al carisma Oblato.
(Ernesto)

Buon inizio anno e un abbraccio fraterno