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La parola di Dio

“E chiamati a sé i dodici, cominciò a mandarli a due a due, dando loro potere sopra gli spiriti immondi, e ordinò loro di non prendere per via altro che un bastone; non pane, non bisaccia, non denaro nella cintura; ma calzate sandali e non indossate due tuniche.
E diceva loro: In qualunque casa entriate, trattenetevi in essa finché non partiate di là; e se in qualche luogo non vi ricevono e non vi ascoltano, andatevene e scuotete la polvere dai vostri piedi in testimonianza contro di loro.
Essi dunque, partiti, predicavano la conversione, scacciavano molti demoni e ungevano con olio molti infermi e li guarivano”.
(Mc 6,7-13)

Per riflettere

Ogni volta che Dio chiama, mette in viaggio. Dio viene per farci uscire da una vita a volte stanca, mette in moto energie impensabili, pensieri nuovi, fa scoprire orizzonti che non conoscevamo: Dio mette in cammino. I primi testimoni di Gesù non partono da soli, ma insieme: «a due a due», come ci ricorda il Vangelo (Mc 6,7-13). In due si sostengono, si aiutano a vicenda, l’uno diventa forza dell’altro, insieme realizzano l’unità. L’annuncio del Regno di Dio non può essere un’azione personale, ma è sempre un atto comunitario, ecclesiale, «perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro», dice Gesù (Mt 18,20). I discepoli sono tutti inviati, nessuno di loro è escluso. Nessun cristiano è esonerato dal suo mandato missionario.
Ciò presuppone da parte del discepolo una triplice consapevolezza: che l’origine della missione è di Dio e noi siamo parte del suo progetto; imparare a uscire da noi stessi per accogliere gli altri; possedere un messaggio gioioso e attraente da offrire. Gesù «ordinò loro»: è un elogio all’essenzialità, alla sobrietà, quanto mai attuale; per camminare leggeri bisogna eliminare il superfluo.
«Dovunque entriate in una casa, rimanetevi» (Mc 6,10). Gesù manda i discepoli nelle case dove l’uomo vive i suoi giorni, fatti di gioie e di dolori, di passioni e di affetti. Il Vangelo, ascoltato e proclamato, nella casa diventa necessario nei giorni delle lacrime e in quelli della festa. La casa diventa il luogo d’incontro, di preghiera, in cui Dio consola e asciuga le lacrime della sua creatura più amata.
Entrare in casa altrui è percepire il mondo con altri colori, profumi, sapori, mettersi nei panni degli altri. Il discepolo deve mettere in conto anche il rifiuto, la non accoglienza! Questo non deve scoraggiare, siamo mandati per una missione. Pensiamo ai missionari che hanno avuto il coraggio di lasciare le loro comodità per mettersi in viaggio. E questo nonostante il rifiuto, nonostante la violenza verbale o fisica, perché anche oggi Dio invia uomini coraggiosi per annunciare la sua Parola liberatrice e manifestarsi in gesti salvifici: «Scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano» (Mc 6,13). Questa testimonianza ci fa capire che la Parola di Dio è attuale, viva ed efficace.

Gesù apriva le finestre dell’anima

Quando capitava a Gesù di essere ospitato nelle case, quasi non gli bastasse l’aria che respirava, lui tentava di aprire finestre, finestre dell’anima. Capitò anche che gli scoperchiassero una casa. Entrò quel giorno aria leggera, di sotto del tetto. Entrò la vita.

Per le strade Gesù incontra e ascolta

Il lieto annuncio, quello che con la sua venuta si era fatto a noi vicino, occupava spazio non negli ambienti sacri, ma per le strade. Perché la strada è di tutti. È lì che la notizia buona incrocia i volti che portano il segno, la fatica e la polvere della strada, il dolore di una fatica di vivere.
Lui per le strade trovava la gente comune, gente che gli raccontava la vita. Gliela raccontava con gli occhi, con il grido, con il pianto. Gliela raccontava toccandogli il mantello. Nulla di preordinato sulla sua strada. Il preordinato è il contrario della vita. Una strada con le transenne non odora di vita.

Parole di vita (non “di palazzo”)

Gesù parlava raccontando e raccontandosi. Le sue parole per la gente che ascoltava erano colorate. Del colore della vita. Dentro c’era il bisbiglio della vita, come il bisbiglio degli uccelli, nel grande albero, nei giorni di un implacabile sole. Non erano, le sue, parole di palazzo. Quelli dei palazzi non stanno sulle strade, non ne conoscono l’odore. Le sue erano parole di vita, odoravano di vita vera, profumata di cielo.

La strada “grembo della compassione di Dio”

La strada per lui si trasformava in Vangelo, lo spazio, il passaggio della misericordia. Strada, grembo della compassione di Dio. Della sua misericordia. Gesù passava e sulla polvere era rimasta la misericordia. E così lungo la strada aveva dato un nome a Dio, nome dimenticato. “Perdono” è il nome di Dio, il nome di Gesù. I suoi occhi erano lago, lago della compassione di Dio. Sapeva che cosa è fatica e quanto costi fatica camminare, se la vita è fatta di debolezza e ferite.

Gesù delle strade ci rimane nel cuore. Possiamo allora camminare con Lui

Il Gesù delle strade ci rimane nel cuore. È una questione di incanto, ma, insieme, una questione di rimpianto.
Siamo seguaci di una dottrina o siamo seguaci di una strada? Ti sembra che la Chiesa, oggi, sia come Gesù, la Chiesa delle strade, la Chiesa della compassione, la Chiesa che tiene il passo della misericordia? Lui Gesù, lui la strada, ha incrociato mille e poi mille strade. Lui ha incontrato uomini e donne sulle strade più diverse e ha dato inizio a cammini l’uno diverso dall’altro. La strada e le strade, la bellezza, il brivido degli infiniti insospettati cammini. Lì troviamo Lui, il Vangelo. Lui vuole seguaci di strada. E Lui, alla fine ci incontrerà. A un angolo di strada.

(I commenti sono tratti da omelie)

Testimonianza

Eravamo nella cucina della comunità, per il caffè dopo le Lodi del mattino, ognuno pronto a ripartire per la propria giornata lavorativa, quando l’allora superiore di comunità comunica a Anna e a me il suo desiderio di averci nella Missione cittadina, che di lì a pochi giorni sarebbe partita in un paese dei nostri dintorni.
Stupore, “io?”, timore, “mai fatto, come si fa, cosa si dice ?”…
Poi ricordo, come fosse ora, una grande gioia, il Signore aveva scelto me, nella mia povertà, come rifiutare?
E siamo andate in due, come dice il Vangelo, a vivere quella che ritengo essere stata una delle emozioni più forti della mia vita.
Ci stupiamo di come con naturalezza affrontavano la giornata, suonare i campanelli non ci spaventava, ogni volta che entravano in una casa e pregavamo con i suoi abitanti era un’ esperienza straordinaria, ci veniva naturale, rispondere, consolare, incoraggiare… lo Spirito Santo ci guidava e sosteneva!
Da quella prima uscita dal guscio protetto della comunità, altre ce ne sono state, formali, ricevendo il mandato missionario, ma molte di più senza clamore, ogni volta che cerco di portare il sorriso di Dio che ho avuto il grande dono di scoprire, a coloro che incontro nel mio quotidiano.
Caterina

Chiediamo unità nella preghiera in questo particolare momento di Vita per la comunità di Vercelli.