Dato il grande successo della nuova serie di Don Matteo, in onda in queste settimane sulla Rai, riproponiamo a riguardo una parte del dossier pubblicato sulla rivista Missioni OMI 11/2013.

00I_cop_ciano“Se San Paolo vivesse oggi parlerebbe in televisione”. È incredibilmente efficace questa espressione del beato Giacomo Alberione, fondatore della famiglia paolina. La televisione in Italia è stata utilizzata per l’evangelizzazione già dai primi anni, quando il volto sorridente di padre Mariano da Torino rassicurava i telespettatori dalla prima e unica rete della Rai, dando il via al genere delle rubriche religiose. Con il passare degli anni, tuttavia, si è compreso che la comunicazione della fede attraverso la televisione non può essere relegata alle sole rubriche: evangelizzare è anche permeare la cultura di valori evangelici.

Le rubriche religiose, per quanto interessanti e preparate con cura, hanno infatti dei limiti evidenti: orari proibitivi, pubblico ristretto, formati poco spettacolari. Sono inoltre un genere che “seleziona” il proprio pubblico. È difficile che il target di riferimento possa essere composto anche da non credenti: scelgono di guardare le rubriche religiose coloro che cercano un approfondimento, una riflessione o un aggiornamento su una fede che già hanno.

Appare quindi necessario dotarsi di strumenti adeguati se si vuole che il messaggio cristiano trovi spazio in televisione. La fiction, per la sua capacità di “affascinare” il pubblico attraverso la narrazione di una storia, appare come uno dei formati privilegiati in questa operazione. Essa ha la capacità di parlare a un pubblico che facilmente comprende persone di diverso credo e lontane dalla fede. Fiction e rubriche sono modalità diverse che trovano collocazioni differenti nel panorama televisivo attuale e parlano a pubblici diversi.

Ma andando ancora oltre, è possibile veicolare valori cristiani attraverso un genere di largo consumo come può essere il poliziesco? La serie televisiva Don Matteo è significativa a riguardo e dimostra come, uscendo dal genere “religioso” in senso stretto, si possano trasmettere valori evangelici parlando ad un vasto pubblico. La fiction di Raiuno è giunta con successo alla nona stagione. In onda dal gennaio del 2000, conta 194 episodi e una media di circa 7 milioni di spettatori a puntata, diventando la serie televisiva di maggior successo in Italia dopo Il commissario Montalbano.

Buonismo gratuito?

1113La critica che, a prima vista, potrebbe suscitare Don Matteo, è di essere una storia dei buoni sentimenti, portatrice di un buonismo e di una visione ottimistica della realtà in cui il bene vince sempre.

Tuttavia è una fiction che mette in scena un mondo, in cui i valori evangelici vengono testimoniati attraverso la quotidianità. Le relazioni, la famiglia, il mondo del lavoro, il sociale, vengono rappresentati attraverso il punto di vista cristiano. L’intenzionalità nel comunicare valori passa, oltre che nelle situazioni, proprio nel modo di essere dei personaggi. Nessuno di loro, tranne don Matteo, possiede elevate virtù o capacità. Lo spettatore può immedesimarsi in loro, perché sono pienamente umani. I sogni, i desideri, le tentazioni che veicolano sono quelli dell’uomo comune, compresa la ricerca di “qualcosa di più”. Proprio perché “persone comuni”, sono capaci di trasmettere con più verità la fedeltà a valori più grandi e una vita vissuta con “fede”.

 

Analizzando gli episodi della serie è possibile vedere come vengono trattati quelli che il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (nella prima sezione della parte terza del documento) presenta come i valori che stanno alla base della concezione cristiana del mondo: la dignità dell’essere umano, la “sacralità” della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento fino alla morte, l’uguaglianza tra gli esseri umani; la felicità/beatitudune come fine dell’uomo; la libertà personale di scegliere tra bene e male; la responsabilità nei confronti della società/comunità, della famiglia e del lavoro; la giustizia e la solidarietà, che scaturiscono dalla fraternità umana e cristiana; il perdono che agisce in presenza del peccato.

Ciò che emerge dalle storie è un grande rispetto per la dignità di ogni persona, soprattutto davanti a chi non brilla per intelligenza, cultura o capacità. C’è una grande attenzione nel sottolineare la sacralità della vita di fronte al tema del suicidio, dell’aborto, della malattia. Più volte è trattato il tema dell’uguaglianza sociale tra razze, religioni, classi sociali.

Le azioni dei personaggi sono sempre volte alla ricerca inconscia di una felicità vera e duratura. Le scelte morali personali sono quelle che determinano il raggiungimento o meno della felicità. Per molti avere o ritrovare la speranza è il passaggio per sperimentare la felicità, per altri il raggiungimento della felicità avviene attraverso la tappa del perdono e della riconciliazione. Le scelte morali sbagliate sono indirizzate sempre alla ricerca di felicità immediate e poco durature.

Scegliere il bene

Gli episodi di Don Matteo ruotano sempre attorno alla scena della redenzione finale. In questo specifico momento della storia il tema della libertà entra prepotentemente in gioco. Il confronto tra don Matteo e il colpevole è sempre volto a risvegliare la coscienza perché colui che ha commesso il crimine possa tornare a scegliere il bene. È sempre un atto di profonda libertà quello della scelta tra il bene e il male che non deve essere intaccato. È solo attraverso una decisione libera e consapevole che il colpevole decide di confessare e consegnarsi ai Carabinieri.

1045È in gioco, inoltre, la libertà fisica degli accusati. Per chi è innocente e arrestato ingiustamente, don Matteo si batte perché venga fatto uscire di prigione. Ai colpevoli che sono destinati al carcere, don Matteo cerca di restituire quella libertà interiore che permette loro di vivere con pienezza e dignità anche quando la libertà fisica viene meno.

Famiglia e lavoro

Quello della famiglia è un tema che viene fuori particolarmente attraverso la vita della canonica. La responsabilità verso la famiglia è il tratto che più contraddistingue Natalina, nonostante la sua apparenza dura e nervosa. È molto scrupolosa nella cura della casa, si dedica, anche se con poca pazienza, a tutto ciò che serve alla vita della canonica ed è molto attenta alle persone. Natalina, inoltre, ha un istinto materno molto forte che le permette di prendersi cura dei bambini che vengono affidati alla canonica, pur nella consapevolezza e nella sofferenza di sapere che le verranno tolti.

Gli ambienti familiari presentati nei diversi episodi non sono mai completamente sereni. Sono famiglie come tante, ricche di incomprensioni, incomunicabilità, liti e tensioni. Ma tutti i conflitti, nel dipanarsi della trama, con il passaggio obbligato attraverso il perdono e l’accoglienza reciproca trovano alla fine una risoluzione. È un mondo che guarda con fiducia alle relazioni familiari, in cui non è contemplata la separazione, perché attraverso la disponibilità personale, la fatica e il sacrificio si può arrivare sempre ad una riappacificazione. L’esempio più grande di dedizione alla famiglia è il maresciallo Cecchini. Egli è difensore dell’importanza della famiglia, per lui sua moglie e le sue figlie vengono prima di ogni altra cosa. Anche le relazioni affettive del capitano sono presentate sempre attraverso una concezione cristiana del fidanzamento.

La responsabilità sul lavoro è un altro dei temi che emergono più spesso. Sono presentate numerose figure di lavoratori accurati e diligenti. Primi fra tutti i Carabinieri, tra i quali il maresciallo e il capitano, sono estremamente fedeli all’Arma. Il capitano in particolare è sempre un uomo preciso e rigoroso che esegue attentamente il suo lavoro. Tutti gli altri personaggi, inoltre, sono figure di grandi lavoratori, appassionati e scrupolosi.

Giustizia e perdono

È vero che l’operato di don Matteo si svolge principalmente per ragioni pastorali, ma è evidente che tutto quello che fa è volto a ristabilire la giustizia e soccorrere colui che potrebbe soccombere. In ogni episodio accade che i Carabinieri arrestano la persona sbagliata: don Matteo lavora a fondo affinché si faccia giustizia per gli innocenti e i colpevoli scoprano una via di redenzione. Emerge poi particolarmente l’importanza della giustizia sociale che passa attraverso la solidarietà con chi è più debole e discriminato. In tutti i casi la giustizia è il prodotto di quel senso di fraternità umana e cristiana che permette di condividere il dolore degli altri e aiutarli a risollevarsi e a ritrovare la dignità.

Il valore del perdono, strettamente legato al peccato, è spesso al centro degli episodi di Don Matteo. La scena finale della redenzione è basata sul tema della misericordia di Dio, per cui il colpevole, anche se ha fatto l’errore più grande, può essere perdonato se ha il coraggio di riconoscere i propri errori e riparare. Ogni uomo sbaglia. Nessuno, in Don Matteo, è completamente innocente o totalmente colpevole. Il peccato, l’errore, è un’esperienza che tutti fanno nella propria vita. Così il messaggio centrale degli episodi è proprio questo: senza il perdono non si può ricominciare. Le storie di perdono in Don Matteo sono molto forti. In qualche modo il perdono diventa centrale rispetto agli altri valori. Gli episodi di Don Matteo sembrano dire che solo passando attraverso il perdono di se stessi e degli altri si può ritrovare la dignità, la felicità, la libertà, la famiglia, la giustizia, perché dal perdono scaturisce la resurrezione, che è il messaggio centrale del cristianesimo.

(Tratto da Missioni OMI 11/2013
Testo di Angelica Ciccone)