Da circa cinque anni vivo l’esperienza di Cappellano sanitario della diocesi di Roma in due Case di cura della città. Certamente il contatto duro e costante con la malattia di mia madre ha preparato in me una sensibilità più profonda nei confronti di chi affronta la sofferenza. Essere malati cambia la prospettiva della vita, si vede il mondo in un altro modo e chi vive accanto al malato partecipa di tutto ciò, specialmente se questa persona fa parte degli affetti più cari. Gesù chiede ai suoi discepoli nell’annunciare il suo Regno di guarire i malati. Credo che Ospedali e Case di cura siano luoghi del Regno di Dio. Questo cerco di dirlo in tanti modi e continuamente a medici e operatori sanitari. Il malato con i suoi bisogni e la sua sofferenza è in realtà la preziosa possibilità della manifestazione del Regno di Cristo, fatto di cura, di servizio e quindi d’amore. Un Cappellano porta nel cuore anche il desiderio di un’altra guarigione, quella più profonda, quella dell’anima, quella che opera Gesù nella vita delle persone. Ed è quello che è successo ad esempio a Gabriele, un uomo di 70 anni reduce da un intervento al cuore. Veniva alla Messa ma non riusciva a fare la comunione perché da circa 23 anni il dramma della perdita del figlio aveva sconvolto il suo rapporto con Dio. Tuttavia, in quei giorni, durante la Celebrazione, è successo qualcosa nella sua anima, si è sciolta una catena ed ha assaporato un senso di pace. Per questo nei giorni di degenza ha continuato a frequentare la Cappella, si è accostato al sacramento della Riconciliazione e all’Eucaristia. Sono convinto che la grazia di Dio agisce sempre se in un luogo privilegiato come è quello di un Ospedale si riesce ad offrire accoglienza da parte di una comunità cristiana, anche piccola. Io ho la fortuna di avere accanto le suore Francescane da sempre presenti nella struttura ed è bello essere insieme strumenti dell’Amore di Dio.
Tra i temi del Giubileo c’è anche la liberazione dei prigionieri e degli oppressi. Durante la mia permanenza nella comunità oblata di Taranto sono stato Cappellano del carcere della città. La grazia che mi ha raggiunto subito fin dal primo giorno mi ha permesso di guardare alle persone detenute libero da alcun giudizio sul loro passato e sui motivi della carcerazione. Penso che questo mi abbia aiutato a creare buoni rapporti con tanti di loro che poi mi ritrovavo nella Messa settimanale, tra questi Cataldo che con un certo entusiasmo si è anche messo un camice liturgico per servire la Messa. Con lui è nata una bella amicizia e cercavo di seguire anche la sua famiglia che abitava in città. Qualche tempo dopo Cataldo è stato trasferito per scontare la sua pena in un altro carcere. Un giorno me lo ritrovo davanti a colloquio per un evento davvero drammatico. Suo figlio di 23 anni, dopo un litigio viene ucciso con un colpo di pistola esploso da un ragazzo ancora più giovane di lui. Insieme condividiamo un grande dolore tra abbracci e lacrime. In seguito, mi accosto alla cella di isolamento dove è stato portato il ragazzo che ha sparato e penso che solo la croce di Gesù ci salvi, perché da lassù Egli ha trasformato la più grande ingiustizia e il più grande peccato della storia in un dono d’amore e di salvezza, da quel momento ogni uomo sulla terra con tutti i suoi peccati può essere raggiunto dalla grazia e dal perdono di Cristo: “Tu mi hai crocifisso ma Io ti amo e lo farò sempre”. Ho chiamato quel ragazzo accovacciato a terra in quella cella per dirgli: “Sono il Cappellano e per te io ci sono, se vuoi.”
In quegli anni, comunque, la mia esperienza si è arricchita della presenza di tanti volontari, del supporto della comunità diocesana a partire dal Vescovo. Egli ci ha messo a disposizione una struttura per ospitare detenuti in misura alternativa. Grazie alla competenza e alla generosità di molti si sono realizzati progetti di inserimento lavorativo in un ambiente ricco di relazioni e umanità. Occorre davvero lavorare molto in ambiti complicati come quello carcerario ma questo permette alla Grazia di Dio di ricostruire in tante persone una nuova umanità e un nuovo futuro.
