Bicentenario dell’Approvazione delle Costituzioni e Regole degli Oblati Missionari di Maria Immacolata
Santa Messa Votiva dello Spirito Santo
16 febbraio 2026, ore 10.00, Chiesa di San Silvestro al Quirinale — Roma
Cari Fratelli e Sorelle nella Fede, caro Padre Superiore Generale,
1. Abbiamo raggiunto oggi la seconda stazione importante durante il nostro pellegrinaggio oblato
Alla vigilia del bicentenario della nostra approvazione pontificia, ci siamo riuniti qui nella chiesa di San Silvestro. Prima di entrare nel terzo secolo della nostra esistenza, domani, vogliamo invocare lo Spirito Santo in questa celebrazione eucaristica.
Stiamo molto vicini al Quirinale, che fu la sede del Papa ai tempi di Sant’Eugenio; in seguito, la sua sede si trasferì in Vaticano. Questo luogo simboleggia come gli Oblati e l’intera famiglia del carisma vibrino con la Chiesa universale, e quindi cercano la vicinanza al Papa.
Sant’Eugenio soggiornava regolarmente qui durante i suoi vari viaggi a Roma, trovando in questo convento e nella chiesa di San Silvestro al Quirinale un luogo di preghiera e discernimento. Proprio qui, otto anni dopo quel memorabile 17 febbraio, precisamente a San Silvestro, Eugenio ricevette anche la consacrazione episcopale.
2. Ora, al momento della sua approvazione pontificia, la nostra congregazione esisteva già da un decennio – quale novità ci ha portato il 17 febbraio?
Era solo una formalità burocratica? Difficile, tra l’altro, perché Eugenio dovette restare a Roma per questo diversi mesi.
3. Era solo una formalità?
3.1 Certo, ci sono alcune ragioni pragmatiche che hanno reso l’approvazione di Roma conveniente.
Ci ha dato una certa fama essere riconosciuti da Papa Leone XII, quando c’erano ancora pochi “Oblati di San Carlo”, nome con cui Eugenio ci aveva presentato inizialmente.
Inoltre, l’approvazione pontificia ci ha allontanati dalla giurisdizione delle diocesi che talvolta cercavano di recuperare i loro sacerdoti.
3.2 Ma ci sono elementi di grande rilevanza spirituale
Per esempio, il cambio di nostro nome, da Oblati di San Carlos a Missionari Oblati di Maria Immacolata. Sant’Eugenio considerava questo nuovo nome come “un passaporto per il paradiso.”
E dopo, una profonda conseguenza del 17 febbraio è: da questa data siamo inviati in missione in nome di tutta la Chiesa, rappresentata dal Successore di San Pietro.
Meditiamoci alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, sulle novità spirituali che ci ha portato l’approvazione per i Papa. Siamo attenti alla presenza dello Spirito Santo de Dio.
4. Quale è il significato del 17 febbraio 1826 per la missione oblata?
Vorrei sottolineare tre aspetti di questo significato: la conferma del carisma oblato, l’ampliamento del nostro impegno missionario e l’approvazione delle Regole dell’istituto sotto il suo nuovo nome: Missionari di Maria Immacolata.
4.1 In questa data la Chiesa di Roma conferma che il nostro carisma è dello Spirito Santo
La Chiesa universale, attraverso il ministero petrino, fu in grado di vedere nell’opera di Sant’Eugenio l’azione dello Spirito. Questo ci riempie di gioia e ci fa sentire più sicuri nella nostra vocazione.
Con ringraziamento ci identifichiamo con la missione di Gesù a Nazareth:
“Gesù tornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo” (Lc 4,14), abbiamo letto. E lì fa sue le parole di Isaia: “Lo Spirito del Signore è su di me. Mi ha mandato a proclamare la buona notizia ai poveri, a proclamare libertà ai prigionieri e vista ai ciechi” (Lc 4,18) E aggiunge: “Oggi questa Scrittura si è compiuta” (Lc 4,21)
La Chiesa ha riconosciuto e che in Sant’Eugenio e nei suoi compagni operava lo stesso Spirito Santo come in Gesù. E in seguito allora sarà una missione per molti popoli – lo Spiritu pare che sempre ci spinga a aprirci a tutti.
4.2 L’approvazione di Roma universalizza la nostra missione oblata
I nostri predicatori de missioni avevano già superato i confini della Provenza – per questo furono chiamati Oblati di San Carlo, non più della Provenza. Ora l’orizzonte si amplierà molto di più, come Eugenio sognava già nella nostra Prefazione: Che immenso campo si sta aprendo a loro! Che santa e nobile impresa! I popoli sono corrotti nell’ignoranza supina di tutto ciò che riguarda la loro salvezza…
Sembra che lo Spirito Santo volesse portarci verso una missione sempre più universale, senza limiti. Questo è ciò che esprime il nostro salmo responsoriale.
“Canta al Signore una nuova canzone, che tutta la terra canti al Signore” (Sal 96 [95])
“Annunciate la vostra vittoria giorno dopo giorno. Dichiara la tua gloria tra le nazioni” (Sal 96 [95])
“Date al Signore, o famiglie dei popoli, date gloria e potenza al Signore, date gloria al Signore del suo nome” (Sal 96 [95])
La Chiesa ogni volta ci domandava di più per richieste di vescovi, e anzi nella storia oblata abbiamo effettuato più di una fondazione missionaria su richiesta diretta della Sede Apostolica. Le unità oblate da cui vengo ne fanno parte, sia l’ex provincia tedesca che la missione di Pilcomayo.
4.3 Il Papa mette il suo sigillo sotto nostre Costituzioni e Regole e ci dà un nuovo nome
Quando Gesù inviò i suoi apostoli e discepoli, diede loro istruzioni: andate a due a due, non indossate una tunica di riserva, non cambiate alloggio…
Siamo disposti a obbedire alle istruzioni che Gesù ci darà oggi? Qualcosa come: formare comunità di tre, condurre una vita semplice, non cercare i posti più confortevoli…
Questo non sarà facile. Me il nuovo nome “Missionari Oblati di Maria Immacolata” sembra ammorbidire il rigore della nostra legge particolare. La nostra vita non è governata da fredde istruzioni, ma diventerà generosa sopra tutto perché siamo influenzati dalla santità incontaminata della Vergine che terremo sempre come nostra madre. Saremo una congregazione mariana e la stessa gente si rende conto.
5. Dopo 200 anni, abbiamo la responsabilità di continuare questa opera di Dio
Così inizia la lettera dal nostro Superiore Generale per il bicentenario. Siamo eredi, dice, di santi dichiarati, di missionari eroici, e quello è una grande responsabilità.
Oggi, come molte congregazioni, abbiamo tanti impegni in tutto il mondo. Nei testi biblica di questa eucaristia celebriamo con gioia l’universalità della salvezza di Dio che si esprime nell’esperienza oblata:
“Il Signore ha consolato il suo popolo. tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,9-10)
Questo ha significato che anche le nostre comunità apostoliche siano sempre di, più composte da missionari provenienti da ogni parte. Lo Spirito ci invita ad aprirci a tutte le culture. Nostre comunità sono adesso normalmente interculturali, e la grande famiglia del carisma, laici e religiosi, ci apre ancora di più alla missione universale. Dipendiamo l’uno dall’altro, senza frontiere. Solo insieme possiamo assumerci la grande responsabilità di continuare questa opera di Dio. E solo se ci apriamo totalmente allo Spirito Santo che soffia dove vuole.
Tutto questo è la condizione, la base per continuare a rispondere alle nostre responsabilità oggi: Evangelizare pauperibus misit me.
Nostra madre Maria concepì Gesù dallo Spirito Santo e ci adottò a tutti noi quando Cristo crocifisso ha dato il suo Spirito all’umanità. Possa lei insegnarci come diventare sempre più familiari con Cristo e come essere riempiti dallo Spirito Santo. Con Maria daremo Cristo al mondo. È Lui l’unica speranza che il nostro povero mondo ha.
Amen.
