Circa dieci anni fa, quando abbiamo celebrato il bicentenario della fondazione dei Missionari di Provenza, il Capitolo Generale ha scelto il tema “Evangelizare pauperibus misit me”. Quest’anno, nel commemorare il bicentenario dell’approvazione del nostro Libro di Vita, le Costituzioni e Regole dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, quella stessa frase ci torna chiaramente alla mente. Questi due anniversari indicano la stessa realtà: siamo inviati a predicare la Buona Novella ai poveri. Questo rimane il nucleo della nostra vocazione, per gli Oblati e per tutta la Famiglia Carismatica.

Questo appello viene vissuto in modo concreto. Durante la mia recente visita in Namibia, ho visto gli Oblati impegnati in diverse forme di missione: cappellania nelle carceri, assistenza ai bambini in condizioni di povertà, servizio alle comunità cristiane in luoghi remoti e accettazione di incarichi dove altri non possono più rimanere. Ciò che più mi ha colpito è stata la loro disponibilità verso i più poveri tra i poveri.

Lo stesso spirito è presente ovunque gli Oblati prestino servizio. In India, Bangladesh, Tailandia, Vietnam, Filippine, Canada, Perù, Bolivia, Sri Lanka, Zimbabwe, Madagascar e in altri luoghi, gli Oblati hanno servito per molti anni tra le popolazioni indigene e le comunità emarginate. In Australia, Hong Kong, Indonesia, Asunción, Stati Uniti, Spagna, Italia, Polonia, Francia, Provincia Anglo-Irlandese, Namibia, Camerun e Sudafrica, esiste una solida tradizione missionaria con i giovani. In contesti diversi, l’impegno a servire i poveri rimane costante.

Ricordiamo anche coloro che continuano la missione in situazioni difficili e pericolose, come in Ucraina, Nigeria, Haiti e Laos. Molti altri Oblati servono in silenzio, senza riconoscimento, senza visibilità nelle riviste o sui social media. Il loro lavoro spesso rimane nascosto, ma continua nella fedeltà.

Parlare di questo servizio non è autoreferenziale. È un richiamo alla chiamata che è propria di ogni battezzato. La missione appartiene alla natura della Chiesa. Sant’Eugenio de Mazenod esortava i missionari ad aiutare le persone a crescere nella dignità umana, a vivere da cristiani e ad avanzare con passo sicuro verso la santità come figli e figlie di Dio.

Papa Leone XIV ci ricorda che l’amore per Dio e l’amore per i poveri non possono essere separati. Cristo ci dice che i poveri saranno sempre con noi e, allo stesso tempo, promette che Lui stesso rimarrà con noi. Nei poveri, Egli continua a parlare alla Chiesa. (Dilexi te, n. 5).

Questa comprensione è radicata nelle nostre origini. Il 25 gennaio 1816, sant’Eugenio e i suoi primi compagni decisero di vivere insieme in un monastero carmelitano abbandonato ad Aix-en-Provence. Fin dall’inizio, la loro missione era rivolta ai più emarginati: giovani, detenuti, lavoratori poveri e abitanti di villaggi lontani e isolati. Dieci anni dopo, con l’approvazione papale delle Costituzioni e Regole, i Missionari di Provenza divennero i Missionari Oblati di Maria Immacolata. Con il riconoscimento di Papa Leone XII, un gruppo locale divenne una congregazione pontificia, pronta a servire la Chiesa dove c’era più bisogno.

La Prefazione delle nostre Costituzioni esprime chiaramente questo impulso missionario. Di fronte alle sofferenze del mondo, i fondatori erano disposti, se necessario, a dare la propria vita per la salvezza delle anime. Questo rimane l’orizzonte della vita missionaria: che i poveri ascoltino il Vangelo, che le persone trovino la salvezza in Cristo e che tutti riconoscano la loro dignità di figli di Dio.

I missionari non possono rimanere indifferenti alle necessità degli altri. Sant’Eugenio ci ha incoraggiato a non risparmiare gli sforzi per diffondere il regno di Cristo. Ciò significa andare incontro alle persone, specialmente ai poveri, agli abbandonati o agli emarginati. La ricerca di conforto o isolamento contraddice la vocazione missionaria.

La missione, tuttavia, assume forme diverse. Alcuni Oblati prestano servizio in uffici, scuole o ministeri con meno contatto diretto con i poveri. Altri vivono la realtà della malattia, sono avanti con gli anni o vivono l’impossibilità di muoversi. Tuttavia, tutti continuano ad essere missionari. Attraverso la preghiera, la presenza e la fedeltà, continuano a proclamare il Vangelo. Alcuni offrono la preghiera come loro principale opera missionaria. Altri rimangono in contatto con le persone grazie al tempo e alle forze che hanno a disposizione.

Allo stesso tempo, è necessaria l’onestà. È possibile ritirarsi dal contatto reale con le persone e le loro vite. I media digitali possono contribuire all’evangelizzazione, ma non sostituiscono la presenza. L’incontro rimane essenziale.

Per questo motivo è necessario un discernimento costante. Gesù stesso si ritirava per pregare (cfr. Lc 5,16). Dobbiamo porci alcune semplici domande: Cristo è al centro della mia vita? Prego ogni giorno? Vivo la fraternità nella comunità? Incontro i poveri e gli emarginati dalla società? Queste domande ci aiutano a rimanere fedeli alla nostra vocazione.

Siamo missionari. Siamo formati per evangelizzare. Le parole di San Paolo restano chiare e dirette: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9,16). Le sfide persistono, ma lo zelo missionario della Congregazione è reale. Gli Oblati sono stati chiamati specialisti delle missioni difficili. Questa descrizione è valida ancora oggi. In tutto il mondo, continuano a servire in circostanze difficili, con perseveranza e impegno.

C’è un segno di speranza tra i giovani Oblati. Molti esprimono il desiderio di servire al di là delle loro culture. Sono disposti a imparare le lingue, ad addentrarsi in nuovi contesti e a vivere una vita comunitaria interculturale. Ho sentito molti dire semplicemente: «Padre, sono disponibile ad essere inviato dove mi manderà il Superiore Generale». Questa disponibilità dona speranza per il futuro della Congregazione.

Questo anno giubilare è un anno di grazia. Dai suoi modesti inizi in Provenza, la Congregazione è cresciuta fino a diventare un’organizzazione missionaria mondiale sotto la protezione di Maria Immacolata. Siamo missionari dei poveri, inviati a proclamare Gesù Cristo, Via, Verità e Vita.

L’ex Superiore Generale, P. Théodore Léon Labouré, O.M.I., ha espresso chiaramente ciò che è al centro della vita oblata. Il giorno della sua Oblazione, non apparteneva più a se stesso, ma si è donato totalmente al servizio del Signore e di sua Madre. Il nostro programma, diceva, si trova già nelle nostre Regole e nella nostra Tradizione: “Evangelizare pauperibus misit me”. E alla fine della vita, rimane la speranza di poter dire: “Pauperes evangelizantur”.

Che questo rimanga il nostro orientamento quotidiano. Iniziamo ogni giorno con le parole “Evangelizare pauperibus misit me”, e speriamo che alla fine potremo dire con sincerità: “Pauperes evangelizantur”.

 

Buon 210° anniversario della nostra Fondazione!

Siano lodati Gesù Cristo e Maria Immacolata!

Henricus Asodo Istoyo
Assistente Generale per la Formazione